ESSI VIVONO …e noi?

Obbedite. Sposatevi e riproducetevi. Questo è il vostro Dio. Non pensate. Restate addormentati. Arrendetevi. Nessun pensiero indipendente. Consumate. Cooperate. Comprate. Dormite. Sottomettetevi. Conformatevi. Non mettete in dubbio l’autorità. Guardate la televisione…

[Essi vivono, They Live di John Carpenter, 1988]

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Un disoccupato (John Nada), da poco arrivato a Los Angeles, trova per caso un paio di strani occhiali. Una volta indossati scopre che dai  cartelloni pubblicitari ai giornali, dalle copertine delle riviste alle trasmissione televisive, tutto contiene messaggi subliminali, invisibili a occhio nudo, che inneggiano a obbedire, lavorare e conformarsi. Ma non è tutto: tutti i poliziotti, gli uomini di potere e i benestanti in genere, appaiono attraverso gli occhiali come grotteschi zombie. Questi sono in realtà alieni che hanno occupato i posti cardine della società, tenendo il popolo soggiogato e dominando segretamente il mondo. Ma esiste una resistenza, coloro che hanno forgiato gli occhiali…

Questa la trama di Essi vivono (They Live, USA, 1988), film di John Carpenter, che dopo il flop commerciale del dispendioso La cosa (The Thingh, USA, 1982), torna alle piccole produzioni per poter godere del controllo totale sui suoi film. Questa ritrovata libertà creativa si esplicita dentro questo piccolo film. Il regista riversa dentro, senza censura, la sua personale e pessimistica visione della società occidentale contemporanea, denunciando l’assopimento delle coscienze della maggior parte delle persone, condannati ad assorbire tutto quello che viene rigurgitato dai media. Gli alieni non sono altro che la metafora delle multinazionali che nella realtà dominano il pianeta, imbrigliando l’uomo comune nel desiderio del consumo per il consumo.

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Il messaggio morale dell’opera è semplice, se non si comincia a guardare il mondo com’è realmente, inforcando i metaforici occhiali, e se non si comincerà a pensare con la testa propria, si resterà in balia dei manipolatori che condizionano la nostra vita. Nel mirino del regista più politico di Hollywood, quindi, gli arrampicatori sociali, gli yuppies, il mondo della pubblicità, dei mass media e lo stesso mondo del cinema, votato a logiche di mercato e colpevole spesso di non permettergli di esprimersi come vorrebbe.

Lo stesso Carpenter ha definito il suo film “un quadro lucido dell’America dopo otto anni di presidenza reaganiana, periodo che portò al progressivo assottigliamento della classe media americana, con un aumento della fascia povera della popolazione e del divario con quelle più ricche.they-live-obey-horror-review-9.jpg

Il protagonista John Nada, interpretato da Roddy Piper, un wrestler professionista, è il classico antieroe dei film del regista, al pari dello Snake Plissken di 1997 – Fuga da New York, del Jack Burton di Grosso guaio a Chinatown (ambedue interpretati da Kurt Russell, spesso protagonista dei suoi film), del Napoleone Wilson di Distretto 13 (Darwin Jostone) o del Desolation Williams di Fantasmi da Marte (Ice Cube). Sostanzialmente dei disadattati, perfetti alter ego del regista.

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Rimane impressa nella memoria la lunga scena di lotta, otto minuti in totale, tra il protagonista e un suo amico che non voleva indossare gli occhiali, ritrosia che appare come una metafora dell’uomo comune che non vuole veramente vedere la realtà, ma solo un edulcorato surrogato. La sequenza è una citazione/omaggio al film Un Uomo Tranquillo (The Quiet Man, 1952) di uno dei suoi venerati maestri: John Ford.

Divertita citazione per il regista nel montaggio finale prima dei titoli di coda, dove in televisione due critici cinematografici dicono che con: “tutto quel sesso e quella violenza che si vedono sullo schermo si sono spinti troppo oltre per me. Ne ho abbastanza. Registi come George Romero o John Carpenter… ecco, si può dire che sono semplicemente…“. Peccato che nel doppiaggio italiano il nome Carpenter, chissà perché, fu sostituito con Cochrane, perdendosi il senso della citazione.

Per forza di cose gli effetti speciali non sono eccezionali e il trucco degli alieni appare approssimativo, ma il film rimane comunque uno delle sue opere più geniali. Un piccolo gioiellino low budget, intriso di piccante ironia, che tanto deve alla fantascienza degli anni cinquanta.518KbWFH79L._SX284_BO1,204,203,200_

Carpenter trasse la storia dal racconto Eight O’Clock in the Morning (pubblicato originariamente sulla rivista americana Fantasy & Science Fiction del novembre 1963), ampliandolo ma discostandosene leggermente. Nel racconto infatti il protagonista cominciava a vedere gli alieni dopo essere stato ipnotizzato da un prestigiatore e non grazie all’uso di speciali occhiali, ma l’assunto rimane tale.

L’autore del racconto, Ray Nelson, è divenuto celebre più per aver inventato il celeberrimo cappellino con elica, che fece impazzire i bambini americani degli anni sessanta e settanta, che per la sua carriera di scrittore e vignettista.


IL RACCONTO

  • Ray Nelson – Eight O’Clock in the Morning (1963) inedito in Italia

IL FILM

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